L’avvocato che non vince non si paga

Ed ora “il risultato” è fondamentale anche per gli avvocati. Il compenso professionale è dovuto solamente se raggiungono gli obiettivi previsti nell’apposito mandato professionale. Sembra impossibile, visto che da sempre l’avvocato si fa pagare nonostante l’esito delle cause. Ma ora la Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo chiaro e preciso tra il cliente e il legale, questi possa pretendere il suo compenso solamente se ha raggiunto l’obiettivo stabilito. Quindi non è più “una disgrazia” dover rivolgersi all’avvocato, considerato che fin ora comunque andassero le cose l’avvocato reclamava sempre la sua parcella. Ora con questa Sentenza il professionista deve fare i conti con la conclusione positiva dell’incarico ricevuto e accettato. Se  “non porta a casa” il risultato non ha diritto al compenso. Un po’ come avviene per gli avvocati negli Stati Uniti e come da sempre si regolano i rapporti tra venditore di un bene e l’intermediario, che matura il compenso solamente “ad affare concluso”.

Nella sentenza 11 gennaio 2010, n. 230 – sez. II –  la Corte di Cassazione afferma un principio destinato a rappresentare un interessante spunto in tema di qualificazione giuridica dell’obbligazione che il professionista, e segnatamente l’avvocato, assume nei confronti del proprio cliente. Ciò a cui si fa riferimento è il mandato professionale con l’impegno, assunto dall’avvocato, di far ottenere al cliente un determinato risultato utile in cambio di un determinato compenso dovuto.

Fino ad oggi il cliente conferiva all’avvocato il compito di svolgere l’attività professionale finalizzata al raggiungimento del risultato auspicato, obbligandosi però nel contempo a corrispondere al professionista comunque i compensi per l’attività svolta indipendentemente dal risultato stesso. Con il mandato professionale, invece, si esce dallo schema tipico dell’incarico professionale e si stipula una sorta di contratto con l’avvocato : ti pago solo se raggiungi il risultato!

E questo principio espresso dalla Cassazione non è assimilabile neppure al c.d. patto quota lite, ossia l’accordo con cui professionista e cliente calcolano i compensi dovuti in funzione dell’utilità patrimoniale derivata al cliente per effetto dell’attività svolta dall’avvocato.

La novità della Sentenza 11 gennaio 2010, n. 230 consiste nel fatto che l’oggetto dell’obbligazione del professionista è proprio quello di raggiungere il risultato. Qui, in altri termini, l’avvocato si impegna a far conseguire al cliente il risultato voluto, sicché il diritto al compenso, inteso in termini di controprestazione a carico del cliente, è causalmente collegato alla realizzazione di tale risultato e sorge solo se, il risultato stesso sia effettivamente raggiunto.

Le parti, quindi, nel libero esercizio della loro autonomia contrattuale, pongono a carico del professionista una obbligazione non più “di mezzi” ma “di risultato”, con tutte le conseguenze che ne derivano al rapporto. In pratica il mancato raggiungimento del risultato, da parte dell’avvocato, si risolve in un’ipotesi di “non adempimento” dell’obbligazione assunta, con il corollario della perdita del diritto al compenso.

Si dirà che, la mancata realizzazione del risultato può dipendere da fattori estranei alla sfera di controllo e dalla volontà del professionista-debitore, ma una simile circostanza potrà rilevare soltanto ai fini dell’eventuale esclusione di una responsabilità risarcitoria dell’avvocato, qualificando in termini di non imputabilità il mancato adempimento. Nulla varrà a far, in qualche modo, rivivere il diritto a conseguire il compenso.

La Corte di Cassazione, nella sentenza in oggetto, riconosce piena legittimità giuridica al mandato professionale, che rovescia di fatto il principio dell’obbligazione tradizionale “di mezzi e non di risultato”. Oggi con il mandato ciò che conta è il conseguimento di un determinato risultato, con la conseguenza che, in questo caso, il compenso pattuito è dovuto solo in caso di effettivo raggiungimento del risultato promesso.

  Sentenza Cassazione 11 Gennaio 2010 n.230 (13,9 KiB, 3.649 download)

28 commenti su “L’avvocato che non vince non si paga

  • una causa di lavoro,richiesta di risarcimento,documentata per tutte le operazioni illegittime e abusi di atti d’ufficio.Il giudice lamenta nel ricorso rigettato,che non sono state presentate documenti che provano i fatti! l’avvocato ha preso 700 euro di anticipo senza ricevuta,un ricorso vincente è stato rigettato,come mi devo comportare se questo signore ha la faccia tosta di chiedermi ancora soldi? ……….sono disgustata

  • Sicuramente siete obbligati a pagare anche se vi consigliamo di rivolgervi all’ordine degli avvocati della provincia per l’analisi della vicenza.Per quanto riguarda i soldi versati non coperti da regolare fattura rivolgetevi alla guardia di finanza per un consiglio.

  • Le persone non abbienti possono richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza alle sospese dello Stato purché le sue pretese non risultino manifestamente infondate.L’ammissione al gratuito patrocino è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse, le norme di riferimento è la seguente Legge 29 marzo 2001 n.134; DPR30 Maggio 2002 n.115 dagli articoli 74 al 141.

  • In sostanza lei sta cercando avvocati che lavorino “a risultato” e non “a prestazione”. Questa metodologia normale negli stati uniti non è ben vista in italia e quindi per raggiungere l’obbiettivo lei deve sottoscrivere un contratto con l’avvocato stabilendo, per esempio, un fisso gartantito ed un premio se raggiunge l’obbiettivo. Non conosciamo nomi di avvocati in Roma o zone limitrofe che notoriamente lavorino in questo modo.

  • Ho intentato una causa civile ad una ditta per il mancato pagamento di alcune fatture, circa 4000€, causa persa secondo me per l’imperizia del mio avvocato perché non si è accorto che un test della controparte ha giurato il falso. Pago tutte le spese e avvocati vari. Il mio avvocato mi consiglia di andare in appello, secondo lui, abbiamo la controparte in mano vista la falsa testimonianza e presento ulteriori documenti. Appello perso, pago spese e avvocati, non capendo come mai il mio avvocato si è rivolto per seguire l’appello ad un suo collega, chiedo ulteriori spiegazioni, risposta, è la prassi e a questo punto, il MIO avvocato mi consiglia di tentare una causa di falsa testimonianza per aver indotto il giudice ha disporre una sentenza a mio sfavore, con richiesta di risarcimento di tutte le spese da me subite. Avverto l’avvocato che se perdiamo la causa io NON PAGO NULLA.
    Risultato, CAUSA PERSA, il giudice per pietà mi riconosce i danni morali in € 2800 di cui 1200 ho dovuto pagare altro avvocato misterioso. La stori finisce qui, magari, alcuni giorni fa ho ricevuto dal mio avvocato ulteriore parcella di € 10.000 CHE NON INTENDO PAGARE DOPO AVER PERSO UNA CAUSA UN APPELLO E ULTERIORE CAUSA.

  • nel caso di vendita di un appartamento per un vizio di forma il giudice sentenzia di riprendersi l appartamento nel caso si raggiunge un accordo tra le parti come. Va ratificato tale accordo? Distinti saluti

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