Il “sorpasso al mediatore” e il diritto alla provvigione

La provvigione è un diritto ( art.1755 c.c.) in capo al mediatore professionale. E questo diritto viene sancito quando l’attività svolta dal professionista, attività impegnativa o meno, porta alla conclusione dell’affare ovvero senza la quale non ci sarebbe stato incontro tra le parti. Ribadiamo questo principio giuridico perché in questo periodo di grave crisi del settore immobiliare e di mancanza di liquidità, molte volte il venditore o l’acquirente (se non addirittura entrambi) una volta avuta conoscenza dell’immobile ricercato, (magari dopo averlo visto e visitato) cercano in ogni modo di non pagare la provvigione. Questo è un fenomeno in crescita proprio in questi mesi e le segnalazioni giunte all’apposito ufficio reclami di ANAMA sono il chiaro esempio di quello che sta accadendo. I contraenti, conosciutisi grazie all’agenzia, stipulano successivamente tra di loro un contratto obbligatorio, sia esso un preliminare di compravendita o un contratto di locazione, “superando” il mediatore al quale non riferiscono dell’accordo raggiunto. Il più delle volte ciò accade non facendo partecipare il mediatore al contratto. A questo proposito va ricordato che questa “tecnica del sorpasso al mediatore” non rileva per la legge e il diritto alla provvigione rimane inalterato e vivo. Lo ha ribadito più volte la giurisprudenza ed in particolare la Cassazione che, con sentenza n. 22273 del 2010, emessa della terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha sentenziato che: il mediatore ha diritto alla provvigione in tutti i casi in cui le parti, grazie alla sua attività, hanno concluso un affare, a nulla rilevando che, successivamente, le parti stesse hanno deciso di modificare i termini dell’accordo già sottoscritto, approdando ad un contratto di compravendita definitivo diverso da quello che sarebbe disceso dall’iniziale contratto preliminare.

La sentenza, lancia un monito alle parti di quanto sia importante prestare attenzione, non solo alle clausole del contratto di compravendita o di locazione che si vuole fare, ma anche a quelle del contratto di mediazione sottoscritto o semplicemente definito con l’agenzia immobiliare che, troppo spesso, viene ignorato. Il caso che ha generato il ricorso alla decisione della Cassazione riguardava il ricorso del venditore di un immobile, avverso una sentenza di secondo grado emessa dal Tribunale ordinario, che in pratica lo condannava a pagare il compenso al mediatore (provvigione), nel caso in cui l’immobile era stato venduto all’acquirente presentatogli dal mediatore, ma con un contratto diverso dal preliminare sottoscritto grazie all’agenzia immobiliare. Perciò a nulla vale il fatto che, magari, l’accordo tra le parti è avvenuto ad un prezzo inferiore da quello trattato con l’agenzia o con patti e clausole diverse da quelle precedentemente definite con il mediatore. Solo il fatto che grazie all’agenzia l’affare sia stato possibile da diritto al professionista ad essere retribuito, secondo gli accordi presi o in base agli usi e le consuetudini locali.

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