Attenti … all’Avvocato! Il grido d’allarme di un nostro lettore.

Riceviamo da Gioacchino, nostro lettore il seguente “grido d’allarme”:

Salve! Per una causa iniziata nel 2006 e finita nel 2011 ho ricevuto una parcella incredibile dall’avvocato  A fronte di un accordo che faceva prevedere un costo di qualche migliaia di euro mi ha invece inviato un conto di 10.000 euro oltre a 2.500 euro già versati come nota spese. Vorrei sapere se è possibile non pagare l’avvocato visto che il nostro contratto è basato solo sulle parole e non su preventivo scritto! Infatti l’avvocato mi disse nel suo studio che mi avrebbe fatto spendere poco perché siamo andati in causa per una questione di duemila euro di valore! Ora mi ritrovo con 2.500 euro pagate e la richiesta di altri 10.000 euro. Tutta la corrispondenza ed i solleciti di pagamento me li ha inviati tramite mail e non mi ha mai rilasciato una fattura! Ribadisco che tra me e l’avvocato è stato detto tutto a voce senza stendere mai un contratto quindi sarebbe la mia parola contro la sua! Cosa mi consigliate di fare? Vi ringrazio per la collaborazione! Saluti, Gioacchino.

Risponde Paolo Bellini, esperto immobiliare, coordinatore dei Corsi On Line di Academy:

Quanti di voi hanno avuto a che fare con avvocati, commercialisti, architetti o periti che bene o male vi hanno fatto pagare parcelle inaspettate! O meglio a valori incredibili rispetto al preventivo! Ecco questo fenomeno, che dura da troppi anni, ha trovato forse un freno con il Governo Monti e la crisi. Può sembrare fuori luogo ma il più delle volte l’arrivo di una parcella, magari vistata dall’Ordine professionale di appartenenza, rappresenta una batosta insopportabile per tante aziende e famiglie alle prese con la crisi economica. Il guaio non sta nei compensi da pagare a fronte di servizi resi ma nel dover sostenere spese ingentissime a fronte, per esempio, di cause perse.

Come è possibile, si interroga il cittadino medio, dover pagare un professionista che comunque non ha raggiunto il risultato? Di esempi in questo senso ne abbiamo a migliaia in tutta Italia e forse ora con il varo del Decreto Legge n. 1/2012 , convertito nella legge 27 del 24 marzo 2012 ( Decreto Liberalizzazioni) che ha eliminato le tariffe fissate dai relativi ordini professionali, si apre uno spiraglio … alla giustizia tra cittadino e professionisti. Infatti in questi giorni il Ministero della Giustizia ha varato il decreto che regolamenta i compensi dovuti a professionisti in sede giudiziale dopo l’eliminazione delle tariffe.

Ma chi sono i professionisti in questione? Sono gli avvocati, i notai, i commercialisti ed esperti contabili, gli architetti, i geometri, i biologi, i chimici agronomi e dottori forestali, i geologi ingegneri, i periti e dottori in agraria fino ai tecnici alimentari. La nuova norma individua alcune regole generali valide per tutte queste categorie, stabilendo per ciascuna dei parametri specifici per il calcolo dell’onorario. Il Giudice ne terrà conto in sede di liquidazione della parcella fermo restando … l’ampio margine di flessibilità.

Le spese – La novità più evidente sta nel fatto che le spese d’ora in avanti dovranno essere documentate. Salta la contabilizzazione “a forfait” o “a discrezione”. A questo proposito il Ministero ha sentito il bisogno di dichiarare che … l’intento è quello di perseguire la massima trasparenza e semplificazione del rapporto economico tra cliente e professionista.

Il Consiglio di Stato tra l’altro recepisce l’osservazione del Ministero, che peraltro segue lo stesso principio, con il quale si decreta che … “l’assenza di un preventivo di massima dei costi da sostenere da parte del cliente per la pratica e l’adozione di tecniche dilatorie per la definizione dei procedimenti, da parte di avvocati, costituiscono elementi di valutazione negativa da parte del Giudice chiamato a decidere”. Ciò vuol dire che i compensi, d’ora in avanti per gli avvocati in particolare, dovranno essere definiti preventivamente con i clienti salvo trovarsi il Giudice in causa a decretarne la riduzione in assenza proprio del preventivo scritto fra le parti.

Gli effetti immediati sono una “leggera diminuzione” delle tabelle di percentuale di calcolo applicabile alle categorie indicate.

Avvocati – Per gli avvocati, figura professionale il più delle volte imposta dall’ ordinamento giuridico, va usata un’attenzione particolare. Innanzittutto il decreto distingue in attività stragiudiziale e quella svolta a seguito di un procedimento in Tribunale. E per questa seconda categoria la norma distingue tra l’attività penale o civile; quella tributaria e quella amministrativa. La definizione dei compensi per le pratiche stragiudiziali il compenso si basa sul valore e natura dell’affare, sul numero e importanza delle questioni, sul pregio (!!) dell’opera prestata, sui vantaggi conseguiti dal cliente e  l’eventuale urgenza della prestazione oltre che delle ore prestate. In caso di conciliazione il compenso può aumentare fino al 40% rispetto all’ordinario.

Per le cause e quindi l’attività giudiziale invece il compenso all’avvocato è liquidato considerando  le diverse fasi dell’attività (studio della controversia, fase introduttiva, fase decisoria e fase esecutiva) considerando le indicazioni contenute nella nuova tabella di calcolo. La tabella, allegata al decreto, però non è vincolante per il Giudice. Anche in questo caso i parametri sono sempre legati al valore della controversia. In caso di conciliazione il compenso può essere aumentato fino al 25% . Si sottolinea inoltre ” a gran voce” che il compenso comprende ogni attività accessoria come accessi agli uffici, corrispondenza, segretaria, rapporti con i colleghi ecc. La fregatura per il cittadino consumatore però si evidenzia quando il Ministero si premura di affermare che “…per la professione degli avvocati si è fatto riferimento alle tabelle tariffarie già in uso, in quanto la loro rivalutazione in base all’Istat risale a moltissimo tempo fa”.

Commercialisti – Per la categoria dei “contabili” il decreto suddivide l’attività in 11 categorie e precisamente: amministrazione e custodia; liquidazione di aziende; valutazioni perizie e pareri; revisioni contabili; tenuta della contabilità; formazione del bilancio; operazioni societarie; consulenza contrattuale ed economico finanziaria; assistenza in procedure concorsuali; assistenza rappresentanza tributaria e attività di sindaco. I parametri generali di determinazione del compenso sono quelli che fanno riferimento al valore e natura della pratica, all’importanza e complessità della stessa, all’urgenza, ai vantaggi ed il pregio dell’opera fornita.

Anche in questo caso si applicano percentuali diverse sul valore delle diverse pratiche, suddivise in scaglioni progressivi. I rimborsi spese e le indennità sono ricompresi nel compenso unitario.

Notai – Altro professionista “imposto” dal sistema, il Decreto individua cinque categorie di atti: le pratiche per beni immobili, gli atti su beni mobili e quelli societari; gli atti di valore indeterminato o indeterminabile e tutti gli altri atti. Il valore della prestazione del Notaio è più facilmente quantificabile per la diretta correlazione a valori fiscali o di mercato e anche per la maggior trasparenza il più spesso adottata dalla categoria, rispetto alle altre indicate.

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