Il diritto di investigare sui propri dipendenti

Dal sito www.anama.it leggiamo di un interessante studio dell’avv. Annaclara Conti, del foro di Roma, sul diritto di investigare da parte del datore di lavoro sui propri dipendenti. Un tempo argomento tabù per la ferrea lotta sindacale in materia, oggi viene ribaltato completamente l’atteggiamento dalla Cassazione con le sentenza nn. 12568 e 13789 del giugno 2011. La suprema Corte torna sul tema dell’uso di investigatori privati incaricati di accertare che i dipendenti non commettano illeciti a danno del patrimonio del datore di lavoro, giacché come affermato da autorevoli giuslavoristi “nel potere direttivo non vi è solo il comando, ma anche la sorveglianza: attività di controllo che accompagna e segue il comando”. La giurista Conti ricorda come la legge riconosca espressamente al datore di lavoro il potere di controllo sull’esattezza della prestazione dovuta dal dipendente, come modalità di estrinsecazione del suo potere organizzativo e direttivo (art. 41 Cost.), consentendogli sia di verificarne la diligenza richiesta dalla natura dell’attività svolta e la conformità alle direttive impartite (art. 2104 c.c.) sia d’intervenire disciplinarmente in caso d’inadempimento (artt. 2106 c.c. e 7 St. Lav.).

Vengono perciò alla ribalta i controlli effettuati sull’attività lavorativa e quelli attuati per esigenze organizzative e produttive. E le verifiche che si devono attuare sull’operato del lavoratore o di valutazione di un eventuale inadempimento. Ma anche per assolvere agli obblighi di legge in materia di sicurezza del lavoro o per i controlli sanitari legati all’idoneità fisica e sull’attitudine professionale del lavoratore. Senza dimenticare le visite personali di controllo, per la verifica del rispetto dell’orario di lavoro e per le assenze per malattia o i controlli c.d. a distanza, o non palesi, che possono realizzarsi in vario modo con moderne e sempre più sofisticate tecnologie.

Quindi controlli diretti effettuati dallo stesso datore di lavoro, o indiretti esercitati da persone diverse dal datore ed estranei all’azienda, come il personale medico delle ASL o dell’INPS incaricato di effettuare le visite domiciliari di controllo per malattia; o a distanza, sempre vietati se hanno ad oggetto la prestazione lavorativa dei dipendenti e consentiti nei limiti del rispetto delle procedure ex art. 4 St. Lav. solo per finalità difensive, sono quelli attuabili con sistemi, come detto sempre più tecnologici, di varia natura, quali, ad esempio, quelli di video sorveglianza, o gps; l’accesso ai tabulati dei cellulari, il controllo della navigazione su internet o dell’uso della posta elettronica, e via dicendo.

I giudici di legittimità confermano quindi l’orientamento ormai invalso in giurisprudenza secondo cui il datore di lavoro può ricorrere all’impiego di personale investigativo per l’accertamento di illeciti da parte del personale dipendente a danno del patrimonio aziendale, purché le condotte accertative non sconfinino nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria.

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