Le competenze dei professionisti vanno preventivate e per iscritto

Liberalizzazioni, semplificazioni e sburocratizzazione della società. Tre obiettivi al quale il Governo tenta di dare risposte non senza difficoltà. I professionisti, dovranno abituarsi a stabilire per iscritto i loro compensi: prima di dare corso alla prestazione. E a nulla valgono le difficoltà di prevedere quante udienze o quanti sopralluoghi si renderanno necessari per poter contabilizzare il compenso. Bisogna attrezzarsi a dovere e saper definire preventivamente quanto costerà la prestazione, spese comprese.

Questo onere altre categorie professionali lo assolvono da tempo come i geometri nel stabilire preventivamente le pratiche di accatastamento o i periti per i progetti termo-elettrici o i certificatori per gli attestati energetici. Ma anche gli agenti immobiliari che stabiliscono le loro provvigioni a percentuale sul prezzo a prescindere dal numero di incontri, sopralluoghi, accesso agli uffici e trattative che devono mettere in piedi per raggiungere la conclusione dell’affare. Nessuno di loro può ipotizzare le difficoltà che incontreranno con gli uffici pubblici e quant’altro. Ma tutti da tempo presentano preventivi o accordi economici ai clienti prima di dare corso alle prestazioni professionali. Da non dimenticare l’indicazione della Polizza RC Professionale che va inserita sul preventivo, anche dei mediatori, a copertura dei danni che il professionista può causare nel corso della sua attività, e a tutela del cliente.

 

L’accesso dei giovani all’esercizio delle professioni: è l’altro principio guida della manovra governativa. Infatti viene introdotta la possibilità di prevedere che lo studente possa svolgere i primi sei mesi del tirocinio o della pratica, finalizzati all’iscrizione negli albi professionali, nel corso dell’ultimo biennio di studi per il conseguimento del diploma di laurea specialistica o magistrale. Quindi non più vere e proprie “gabbie d’ingresso” nelle quali il giovane laureato deve entrare per poter acquisire l’abilitazione alla professione per almeno 2 anni. Con il decreto Monti il tirocinio o la pratica, dura al massimo 18 mesi, e i primi 6 mesi si possono fare già durante gli studi universitari. Si registra però un colpo di coda corporativo quando si nota che è stata cancellata la norma, introdotta con la Legge 148/2011, che prevedeva un equo compenso per i tirocinanti. Su questo bisogna sperare nella correttezza del Governo Monti per confermare il principio di “non sfruttamento legale” dei giovani tirocinanti.

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